Jacopo Valentini. UNICACINA

a cura di: Silvia Camporesi

La sensibilità comunicativa svolge un ruolo fondamentale nel narrare le vicende e le questioni che pervadono il racconto della società del tempo contemporaneo. Stili, tecniche e metodologie di rappresentazione si intrecciano al fine di ipostatizzare un frammento e metterlo a disposizione di un oramai vorace, e il più delle volte effimero, sistema di consumo. La conseguenza di tale approccio si rivela attraverso una problematica sottrazione di vari significati, soprattutto quelli nelle cose, grazie ai quali poter essere in grado di orientarsi nella progressiva scoperta della realtà attraverso l’immagine. 

Le fotografie della serie in questione, intitolata UNICACINA, non si distaccano da questa logica estetica e narrativa. Tuttavia, nel riportare tale problematica ambiguità, le immagini fotografiche ne approfittano per trarre un inaspettato vantaggio. L’apparente errore di linguaggio, evinto dalla palese impossibilità di rapportare le immagini secondo un coerente apparato iconografico sincronico, arricchisce il progetto grazie a una lettura che non si ferma dinanzi alle questioni puramente storiche, ma approfondisce quelle dinamiche di interrelazione culturale che la città di Prato offre agli occhi dei suoi spettatori. 

UNICACINA ha la capacità di esaltare un terreno comune e collettivo, grazie alla singolarità dei suoi elementi. La trasposizione fotografica di una storia, come quella dell’imprenditoria italo-cinese, viene caratterizzata da un continuo rovesciamento dell’ordinario criterio di cognizione dell’immagine. Le viste dell’incessante spazio industriale si innestano e soppiantano i templi del credo, divenendo loro stessi un insolito feticcio del luogo di culto. Così come le nature morte, fotografate a Casa Datini, che nel loro rappresentare un inusitato bene di consumo si innestano entro il controsenso del loro stato in luogo, alimentando il senso di equivocità sempre presente nell’opera. Lo spazio diviene parte attiva nel processo di esperienza dell’immagine, lasciandosi trascinare da una duplice e continua relazione di scambio tra i valori immutabili dell’architettura e i valori fugaci dell’oggetto in scena. In definitiva, tale lavoro rappresenta un approccio di senso che dall’inevitabile “Lapsus linguæ” – ovvero dall’errore di linguaggio – trae la sua forza. Inserendosi entro una dimensione universale, atemoporale, ma decisamente oggettiva, svolge la contrapposta azione di figurare le oramai complesse e molteplici specificità sociali di un luogo e di un tempo.
Quello della nostra contemporaneità.

La mostra propone uno dei tre progetti vincitori del concorso internazionale “Camera work“, il cui tema è “CRONOS, una questione di tempo / a matter of time”, e che ha visto in giuria:

– Michele Ambroni, docente di Fotografia ed Elaborazione digitale dell’immagine presso la Libera Accademia di Belle Arti, Rimini;
– Silvia Camporesi, artista e docente;
– Carlo Sala, curatore e docente Master IUAV in Photography;

In collaborazione con Palazzo Rasponi 2, Ravenna

CRONOS jacopo.valentini_unicacina_06_Cronos_Cavour
Info
Friday, Saturday and Sunday
from 10am to 7pm
Where

Galleria Cavour
Piazza Cavour, 73b

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