Abissi

a cura di Silvia Camporesi

In mostra è visibile per la prima volta il ciclo completo di 366 polaroid originali del progetto Düsseldorf di Valentina D’Accardi, strettamente connesse alla seconda parte dell’intervento espositivo, la serie inedita Abissi. In quest’ultima lo sguardo ha compiuto un movimento dall’esterno all’interno: l’altrove viene cercato adesso dentro casa. L’attenzione dello spettatore si concentra su una bellezza quotidiana, quieta solo in apparenza, intesa come vita e mistero. Comuni piante verdi da interno vengono osservate da una vicinanza eccessiva ed illuminate da un flash. L’ambiente domestico muta aspetto: non calma e non appare abbellito. La luce innaturale è uno dei centri dell’opera e indica una delle sue direzioni di senso operando uno scarto attraverso una doppia alterazione: da un lato quella rivolta all’oggetto fotografato, che diviene irreale, dall’altro quella relativa all’ambito simbolico del pensiero. La luce determina il fuoco dell’attenzione, sia tecnicamente che metaforicamente.
Gli scatti nascono come istantanee di 62x46mm che vengono scansionate e notevolmente ingrandite senza operare nessuna post-produzione per quanto riguarda i colori e le forme.

Come espresso dall’artista:
«Lavorare con una macchina poco costosa e con una lente scarsa mi interessa.
Mi intriga il fatto che sia praticamente impossibile controllare l’inquadratura tramite il mirino di cui è fornita. Leggo su internet e trovo conferma sul libretto in dotazione: è pensata per i selfie, – dunque chi me l’ha regalata non mi conosce molto-, ma prevede anche una funzione macro, che resta tuttavia ingestibile.
Le lenti deformano il mio giardino domestico in un mondo inquietante e spaventoso, mistico e inatteso.
Le piante del mio appartamento (vive o morte) mi chiamano a fotografare nella casa muta.
L’ossessione per Lewis Carroll va avanti da lungo tempo. Matematico, scacchista, scrittore.
Fotografo micidiale, mago dell’illusione e profondo conoscitore della macchina.
Alice oltre lo specchio; e lo specchio, in fondo, è una lente.
Mondi impossibili in cui i fiori parlano.
Questo lavoro va dal macro al micro, per tornare al macro».


La mostra, realizzata in collaborazione con il Comune di Ravenna, Assessorato alle Politiche Giovanili, propone uno dei tre progetti vincitori dell’edizione 2020 del concorso Camera Work rivolto ai fotografi under 35.
La giuria è presieduta da Silvia Camporesi (artista, direttrice artistica della rassegna Camera Work) e composta da Carlo Sala (curatore, docente, direttore artistico del festival Photo Open Up di Padova) e Giangavino Pazzola (curatore di Camera, Torino).

Info
Venerdì, sabato e domenica
dalle 10.00 alle 19.00
dove

Cattedrale Ex Macello

Via Alvise Cornaro, 1/b

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