Cattedrali Industriali - Mostra di Fotografia

Cattedrali Industriali

Gabriele Basilico e Paolo Mussat Sartor

A cura di Jiewen Xiao, Carlo Sala e Davide Sparti

L’esposizione Cattedrali industriali mette in dialogo l’opera di due maestri della fotografia italiana contemporanea, Gabriele Basilico con la celebre serie Ritratti di fabbriche (1978-80) e Paolo Mussat Sartor con un eccezionale corpus di fotografie inedite del 1975 intitolato Industrial Sanctuaries; le architetture industriali di Milano e Torino nelle immagini dei due autori sono inaspettatamente monumentali, prive della presenza umana e cariche di fascino.

Gabriele Basilico ha ritratto una periferia milanese silenziosa dove gli edifici sono raffigurati – per usare le parole dell’autore – “in modo sorprendentemente scenografico” attraverso una visione frontale che ne impone una presenza ‘plastica’ e nitida degli esterni. Paolo Mussat Sartor ha invece lavorato all’interno di una fonderia della FIAT a Torino (sua città natale) realizzando degli scatti particolarmente suggestivi in un deposito di rottami dove trucioli, pezzi di lamiera e tondini sembrano divenire forme estetiche. Nelle fotografie in mostra di Mussat Sartor il luogo di produzione diviene misterioso e pervaso da “luce e bagliori (…) fumi che ricordavano la mitologica fucina di Vulcano”. Attraverso queste due visioni dissonanti, il progetto espositivo racconta di un’Italia industriale che in quegli anni stava profondamente cambiando e a tratti scomparendo.

La mostra è realizzata in collaborazione con il Museo di Fotografia Contemporanea di Cinisello Balsamo.

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Palazzo del Monte di Pietà
Approfondimenti

Gabriele Basilico

Gabriele Basilico, uno dei più importanti fotografi italiani del Novecento, ha indagato con profondità le mutazioni di un paesaggio italiano sospeso tra espansione edilizia e demografica delle periferie, cementificazione e antropizzazione delle arre rurali.

Il primo ciclo in cui Basilico si è compiutamente rapportato alle città contemporanee è Milano. Ritratti di fabbriche, un inedito racconto della periferia milanese. Il lavoro è partito nel weekend di Pasqua del 1978 - come ricordato dal fotografo - in una «città semideserta» dove «un vento straordinariamente energico aveva ripulito l'orizzonte (...) ridonando plasticità agli edifici, rendendo più profonde le prospettive delle strade in una sorta di maquillage atmosferico che permetteva alla luce di proiettare con vigore e nettezza le ombre degli edifici»; le architetture apparivano «sorprendentemente scenografiche e monumentali» attraverso la visione frontale imposta dal fotografo che ritraendo una serie di fabbricati che oggi appaiono i testimoni della storia industriale della città.

Negli anni Gabriele Basilico ha partecipato a vari progetti internazionali tra cui la mission photographique de la DATAR: dal 1984 al 1988 ventotto fotografi hanno indagato le trasformazioni del paesaggio francese in quella che è considerata una delle più significative commissioni pubbliche della storia della fotografia. In Italia è stato uno dei protagonisti della storica esposizione Viaggio in Italia, che ha consacrato un'intera generazione di fotografi tra cui Olivo Barbieri, Vincenzo Castella, Guido Guidi, Mimmo Jodice e l'anima del progetto, Luigi Ghirri.

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Paolo Mussat Sartor

Paolo Mussat Sartor è noto a livello internazionale per la serie di scatti realizzati a partire dal 1968 nell'ambito della galleria Gian Enzo Sperone di Torino dove ha incontrato, frequentato e ritratto alcuni dei più grandi artisti del tempo come Christo, Joseph Beuys e Joseph Kosuth e instaurato rapporto privilegiato con i protagonisti dell'Arte Povera tra cui Alighiero Boetti, Michelangelo Pistoletto, Giuseppe Penone e Jannis Kounellis.

Oltre a questi lavori di documentazione del mondo dell'arte contemporanea, Mussat Sartor ha portato avanti una ricerca variegata e di grande sperimentazione. Un lavoro rimasto inedito per oltre quarant'anni chiuso nei cassetti del suo studio è Industrial Sanctuaries, un corpus di 39 scatti realizzati nel 1975 all'interno di una fonderia dismessa della FIAT a Torino.

Alcuni degli scatti più suggestivi mostrano un deposito di rottami dove trucioli, pezzi di lamiera e tondini sembrano divenire forme estetiche, veri e propri simulacri che rimandano alle presenze umane che popolavano la fabbrica. Quel luogo, una volta dedito alla produzione e brulicante di operai, appare nelle immagini del fotografo come silenzioso, misterioso e pervaso da «bagliori (...) fumi che ricordavano la mitologica fucina di Vulcano». Il formato quadrato delle fotografie ha permesso all'autore di adottare una visione ampia sui monumentali saloni della fabbrica avvolti da «magici riflessi» creati dalla «luce che filtrava e si mescolava con il pulviscolo», per citare la parole dell'autore. Gli scatti del fotografo torinese sono una potente istantanea dell' industria italiana che in quegli anni stava profondamente mutando dopo la crisi petrolifera e le grandi tensioni sociali.