I Made Them Run Away

a cura di Silvia Camporesi

“Era estate e come molti bambini passavo le mie giornate ad un centro estivo. Una sera tornai a casa molto eccitata e dopo aver cenato da mia nonna salii al piano di sopra, dove abitavamo io e mia madre, con l’intenzione di andare a dormire. Appena entrai vidi mia madre e un uomo seduti sul divano a guardare la televisione. Mia madre mi chiese come fosse andata la giornata ed io non mi trattenni a mostrare ad entrambi ciò che avevo appreso. Cominciai a ballare e cantare di fronte alla televisione per circa 10 minuti, finché l’uomo non interruppe la mia performance dicendo «Si è fatto tardi, meglio che vada», seguito da uno sguardo fulminante da parte di mia madre. Una volta salutato l’uomo mia madre tornò in casa urlandomi «Possibile che devi farli scappare tutti?»”
Martina Zanin

I Made Them Run Away è una storia a più livelli che intreccia immagini di famiglia e fotografia con testi scritti dalla madre dell’artista. Raccoglie ricordi del passato e sentimenti presenti per indagare le dinamiche delle relazioni, il bisogno di attenzione, le aspettative che causano disillusione, insicurezza e giudizio. I temi centrali includono l’amore, la fantasia, l’illusione e l’identità. Spostandosi tra i diversi punti di vista, Zanin descrive il ricorrente complicato rapporto tra lei, sua madre e l’“uomo”, non costante, per lo più rappresentato come un’assenza all’interno del lavoro. Fantasticando su un uomo che non è mai riuscita ad avere, la madre dell’artista scrive i suoi pensieri e desideri all’interno di un diario intitolato Lettere ad un Uomo Mai Avuto. Gli scritti poetici, si scontrano con le fotografie di famiglia strappate, delle quali la madre ha conservato solamente la sua figura, o quella della figlia, creando degli oggetti saturi di rabbia e solitudine. Ogni altra foto è la ricostruzione e l’espressione dei sentimenti passati che vengono a galla nel presente. I Made Them Run Away è un dialogo tra una madre e una figlia in due momenti di tempo differenti ed esplora la transizione dei sentimenti all’interno di una relazione, come compassione e rabbia, amore e odio.


La mostra è realizzata in collaborazione con il Comune di Ravenna, Assessorato alla Politiche Giovanili e propone uno dei tre progetti vincitori dell’edizione 2020 del concorso Camera Work rivolto ai fotografi under 35.
La giuria è presieduta da Silvia Camporesi (artista, direttrice artistica della rassegna Camera Work) e composta da Carlo Sala (curatore, docente, direttore artistico del festival Photo Open Up di Padova) e Giangavino Pazzola (curatore di Camera, Torino).

Info
Venerdì, sabato e domenica
dalle 10.00 alle 19.00
dove

Cattedrale Ex Macello

Via Alvise Cornaro, 1/b

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