GUSTAVO MILLOZZI

VENEZIA (1957–1963) E TERRE (1967-1981)

Il prestigioso spazio di Palazzo Zuckermann ospita un’ampia mostra personale dedicata a Gustavo Millozzi, decano della fotografia cittadina. Nato a Venezia nel 1934, è stato membro del famoso circolo fotografico “La Gondola” e ha condiviso in quegli anni idee e attività con alcuni importanti fotografi italiani tra i quali Gianni Berengo Gardin, Fulvio Roiter, Elio Ciol, Giuseppe Bruno e Paolo Monti. Ha ottenuto, nel corso della sua lunga carriera, varie onorificenze anche a livello internazionale, realizzato numerose mostre personali, con numerose sue opere conservate in importanti archivi pubblici e privati.  Millozzi, in sintonia con il gusto della fotografia francese e del cinema neorealista italiano, nel primo dopoguerra e fino a metà degli anni ’60, fotografa essenzialmente in bianco e nero. Appartengono a questo periodo la prima parte delle fotografie esposte raccolte sotto il titolo “Venezia 1957 – 1963”. La Venezia raccontata da Millozzi è quella minore, delle calli e dei campi nascosti e meno frequentati, dove l’acqua alta era considerata un avvenimento normale. Sono immagini che ci restituiscono una città ancora umana, non schiacciata dagli eccessi del turismo di massa, con il linguaggio della grande fotografia di strada di taglio umanistico che il bianco e nero rende ancor più profonda e poetica. Gustavo Millozzi, uomo e fotografo curioso, all’inizio degli anni ’70 comincia a sperimentare l’uso del colore e cambia completamente il proprio registro narrativo. La sua attenzione rimane sempre su Venezia ma questa volta indaga Marghera, dove l’industria chimica e siderurgica è al massimo della sua espansione. Non si parla ancora di inquinamento ambientale ma Millozzi decide di concentrare la sua attenzione su quelle strane terre e acque dai colori così particolari che punteggiano la campagna attorno alle fabbriche. Ne nasce la serie “Terre 1967 – 1981” in cui questi velenosi rifiuti industriali sono decontestualizzati e trasformati in immagini che si avvicinano all’astrattismo figurativo, resi ancora più brillanti dalla stampa Cibachrome dell’epoca. Nato come ricerca più sui colori e le forme, il progetto ha via via acquisito una consapevolezza anche di documentazione della progressiva devastazione dell’ambiente naturale, che è oggi una forte testimonianza di come l’uomo possa trasformare per pura avidità economica luoghi incantevoli, come quelle aree umide tra la terraferma e la laguna, in luoghi infernali e pericolosi.

INFO

DA MARTEDì A DOMENICA
DALLE 10.00 ALLE 19.00

DOVE

Palazzo Zuckermann
Corso Giuseppe Garibaldi, 33

it_ITItalian
Copy link
Powered by Social Snap