Bai Shan

Bai Shan è un libero professionista da quando ha abbandonato il campo giornalistico a Pechino nel 2016. Negli anni recenti il suo lavoro si è sviluppato attorno alla sua esperienza di vita, scrivendo una storia di crescita personale e usando come mezzo una collezione di foto auto-pubblicate. Nel luglio 2019, in seguito alle condizioni di salute di sua madre, ha lasciato Pechino per tornare al suo paese, Shandong.
Ha vinto nel 2014 il Chinese Top Ten Mobile Phone Photographers, TOP20 Chinese Cuttingedge Contemporary Photographer Award e il IPA Asian Invisible Photographer nel 2018. Si è unito al Sony Young Photographer Program nel 2019. I suoi lavori hanno vinto il 2017 Homemade Photo Album, scelto dalla seconda Book List cinese e il “Most Influential Atlas” di Baidu nel 2017, il Ruan Yizhong Photography Humanities Award nel 2018 e il “Recommended Book Project by Experts” del Festival di Fotografia di Lishui.

Monologue

Nel 2016, a trent’anni, ho lasciato il mio lavoro come fotoreporter e sono libero professionista da allora. Ho scritto “personal growth history” (storia di crescita personale) combinando tre album fotografici negli ultimi tre anni, presentando un monologo interiore sul corso della vita.

Chapter One 31 (2014-2017)

Nel 2017, all’età di 31 anni, ho prodotto la mia prima collezione fotografica. Il materiale è stato selezionato dalle foto che sono state scartate dai giornali per i quali ho lavorato e viaggiato in qualità di fotoreporter negli ultimi anni. Per il lavoro facevo foto a colori per reportage che trasmettessero un’energia positiva. Quando ho lasciato il lavoro ho cercato di ascoltare il mio cuore con queste immagini emotive in bianco e nero. Questa collezione fotografica illustra il mio monologo interiore durante la confusione innescata dal raggiungimento dei trent’anni.

Chapter Two Yongzhen (2004-2018)

Yongzhen è il nome di mia madre, che in cinese significa “tesoro per sempre”. Nel libro fotografico Yongzhen ho utilizzato i tredici diari che mia madre ha tenuto per registrare i suoi sentimenti e le sue relazioni familiari come blocco di partenza, combinandoli con le foto che ho scattato di lei. Da lì ho sviluppato un’analisi del rapporto madre-figlio e dei suoi racconti del marito per portare alla luce i suoi soliloqui in seguito alla morte del marito, mio padre, nel 2004.

Chapter Three Daydream (2008-ongoing)

Nel luglio 2019 la salute di mia madre ha iniziato a deteriorarsi. Ho lasciato quindi Pechino per tornare al mio paese, Shandong. Ho passato con mia madre più di sei mesi, la prima volta che sono stato a casa così a lungo da quando ho iniziato a lavorare. Mia madre non dormiva bene e si trovava in un perenne stato di torpore. Diceva spesso di vedere mio padre nei sogni e si rammaricava del fatto che non era più in vita. Anch’io facevo spessi sogni su mio padre, accompagnati da scene caotiche. Forse i sogni formano un legame. Ho provato a controllare i miei sogni per dirglielo. In questo sogno il paese nativo non era più un luogo specifico e la storia non era più lineare. Sentire, vedere e sperimentare non avevano più una funzione univoca. Queste immagini sono un misto di smarrimento, confusione, disconnessione. Vorrei dire a mio padre che questo è il luogo in cui siamo.

Info
Venerdì, sabato e domenica
dalle 10.00 alle 19.00
Dove
Scuderie di Palazzo Moroni
via VIII Febbraio, 8
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