Federica Landi

The Ballad of Silent Seeds

Il nostro modo di rapportarci alla realtà cambia a seconda della parte del mondo in cui viviamo. Per quanto questa possa suonare un’affermazione ovvia, il concetto non è così semplice da afferrare in termini pratici, specialmente se ci è capitato di nascere in uno di quei paesi dove tra l’individuo e i suoi bisogni quotidiani avviene una costante mediazione. Il modo di svolgere le nostre attività nel mondo – dal procurarci del cibo al costruire una casa – non è quasi mai diretto, bensì fortemente filtrato da una fitta rete di mediatori. L’atto del produrre ciò di cui si ha bisogno è un’esperienza che non mi appartiene e che ho provato rare volte nella mia vita; allo stesso modo non sono totalmente cosciente da dove vengono o di cosa sono fatti i prodotti che consumo. La verità è che ho sempre tenuto fra le mani il prodotto finito, l’elemento finale della catena, ed è questo ciò che conosco. Alle volte mi chiedo come cambierebbe il mondo attorno se noi fossimo costretti a ritornare ad un contatto con la materia pura e grezza. Cosa succederebbe se l’unico filtro tra noi e la realtà fossero i nostri corpi e l’abilità di manipolare le cose direttamente. Da quanto ho cominciato a viaggiare in Burkina Faso mi sono resa conto che questo non è solo uno scenario immaginario: questo è il modo in cui vive più della metà della popolazione globale. Là ho imparato che le persone, in particolare le donne, hanno un rapporto diretto con il reale, dove il proprio ambiente viene vissuto come risorsa di materia ed elementi da manipolare e trasformare in altro. Dal grezzo al complesso. E il mezzo per trasformare sono le mie mani. Questo costante manipolare e ri-combinare il materiale sovverte la logica consumistica e crea una forma di energia che influenza la vita degli oggetti, gli spazi e i corpi. Tutto sembra possedere una vibrazione anarchica e l’autonomia di abitare liberamente lo spazio, senza seguire rigide convenzioni. Ecco che non c’è più bisogno di cercare le cose sulla solita mensola a cui sono abituata: là sopra non le troverà più.

Info
Venerdì, sabato e domenica
dalle 10.00 alle 19.00
Dove
Scuderie di Palazzo Moroni
via VIII Febbraio, 8
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