Filippo Romano

CENSIMENTO DEGLI OGGETTI DISTANTI ( FOTOGRAFIE)

Gli oggetti fotografati durante il lockdown nella mia casa di Milano sono come detriti trovati in una fiumara in secca , resti di viaggi in luoghi lontanissimi e vicinissimi, reperti che vivono una loro simbiosi coni i libri e con l’ordine apparente della loro disposizione negli scaffali della mia libreria. Appartengono a modo loro alla più popolare delle tradizioni, quelle delle bomboniere acchiappa polvere disposte secondo una qualche logica sulle mensole di un vecchio arredo casalingo “decoroso”, apparentemente oggetti innocui sono reliquie e amuleti che rimettono in vita racconti e aneddoti. La dilatazione del tempo domestico durante la costrizione del confinamento della pandemia me li ha fatti riprendere in mano, me li ha fatti osservare da vicino, fatti rivivere in un apparente catalogo inutile ma necessario. Inutile perché banalmente la memoria ci frega di
continuo nell’apparente oggettività del ricordo. Necessario per mettere alla prova l’affetto indispensabile per farli sopravvivere alla memoria stessa , a se stessi, alla polvere ma forse per neutralizzare quella sospensione di tempo che ha reso il loro racconto non nostalgia ma ipotesi reale, materia viva e informe nell’oggettivo e paradossale presente di quei giorni in cui di fatto abbiamo vissuto a tutti gli effetti una forma di arresto domiciliare collettivo. Uno status di emergenza che oggettivamente ci a costretto a vivere il presente senza riuscire a traguardare psicologicamente nulla di tangibile come nel normale desiderio di costruzione del tempo nella vita di tutti i giorni perché la vita di tutti. I giorni aveva di fatto abbolito la visione del futuro se non come idea di tutela e salvaguardia.
La maschera e la sua trasfigurazione è stata ed è uno dei temi importanti di questo periodo storico mi sono quindi immaginato una maschera di ossidiana posta su una vecchia coperta come maschera amuleto, a coprire un volto stereotipo ripreso da un catalogo di acconciature.
L’ossidiana è un materiale vulcanico ma soprattutto appartiene alla storia dell’uomo come materiale offensivo e di difesa, con essa si facevano le punte delle frecce.
Come contrappunto le immagini della città ufficialmente vuota ma animata da presenze
sporadiche, scattate nelle prime settimane di Aprile riportano su una scala urbana le domande aperte di quel periodo ma che tutt’ora sono attuali il paesaggio estremo della pandemia come scenario zero di una vita probabile nelle città.

Info
Venerdì, sabato e domenica
dalle 10.00 alle 19.00
Dove
Scuderie di Palazzo Moroni
via VIII Febbraio, 8
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